Quale impatto hanno avuto la pandemia da Covid-19 e le misure per contenere il contagio sui comportamenti, le opinioni e la visione del mondo delle persone più giovani?

A cura di: E. Andreoni, F. Voller


15/6/2023
L’Istat nel 2021 ha condotto, con il supporto del Ministero dell’istruzione, l’indagine Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri, indirizzata alla popolazione giovane degli istituti secondari di I grado e di II grado italiani, per un totale di circa 41mila rispondenti. I dati sono stati raccolti tramite un questionario online e sono stati presentati in occasione dell’evento di restituzione on line tenutosi il 4 maggio 2022.

Lo studio è stato realizzato con l’obiettivo di conoscere l’impatto della pandemia e delle misure adottate per contenere il contagio da SARS-CoV-2 sui comportamenti, le opinioni e la rappresentazione del mondo delle persone più giovani. Sappiamo che il periodo pandemico ha visto numerosi cambiamenti che hanno influenzato i comportamenti e gli stili di vita anche della popolazione più giovane in Italia. Nell’indagine sono stati indagati i temi della didattica a distanza, dei rapporti con il gruppo di pari e con la famiglia, dell’utilizzo dei dispositivi e dei social media e domande più generali su comportamenti e opinioni su attività quotidiane, con l’attenzione a distinguere due sottogruppi di rispondenti: adolescenti di origine italiana o con un background migratorio.

Queste dimensioni tematiche, tra altre, sono state indagate anche in Toscana dall’indagine Edit (Epidemiologia dei determinanti dell'infortunistica stradale in Toscana) nell’anno successivo, nel 2022, che ha coinvolto un campione rappresentativo della popolazione studentesca toscana per Ausl di residenza e ha visto la partecipazione di oltre 8.200 ragazze e ragazzi degli Istituti secondari di II grado toscana. Lo studio Edit è una indagine trasversale effettuata con cadenza triennale, la prima nel 2005, ideata e realizzata dall’Agenzia regionale di sanità, che si concentra sui comportamenti e gli stili di vita della popolazione adolescente toscana. Anche nel 2022 ha rilevato le prevalenze e gli stili di vita della popolazione adolescente toscana focalizzando l’attenzione su temi di salute correlati all’infortunistica stradale, quali i rapporti con i pari e la famiglia, l’uso del tempo libero, l’attività fisica e sportiva, i comportamenti alimentari, i consumi di bevande alcoliche e tabacco, l’uso di sostanze stupefacenti e il gioco d’azzardo, i comportamenti sessuali e l’identità di genere, il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, la qualità del sonno, con un focus sui comportamenti adottati durante il periodo di pandemia da Covid-19. In questa sede analizzeremo la dimensione della tecnologia e il suo utilizzo, la qualità del rendimento scolastico, la qualità delle relazioni e il livello di paura provocato dal periodo pandemico. Al contrario dell’indagine condotta dall'Istat, il progetto Edit non confronta la popolazione di origine italiana e straniera. Di seguito proponiamo un confronto tra le due indagini.

L’impatto della Dad

  • Come sappiamo il periodo pandemico, a partire dal dpcm 8 marzo 2020, è stato costellato da misure volte al contenimento del contagio che hanno riguardato anche l’organizzazione scolastica. Con l’istituzione delle zone rosse è stata attuata la chiusura di tutte le scuole nazionali, di ogni ordine e grado, prevendendo in alternativa all’insegnamento in presenza fisica, modalità diverse per assicurare la prosecuzione dell’offerta educativa prevista dalla
didattica a distanza - Dad.

Il necessario utilizzo della tecnologia per la didattica ha permesso di attivare misure di contenimento determinanti per evitare la diffusione del contagio. I dati Edit mostrano infatti che in Toscana il sotto-campione dei soggetti intervistati che hanno contratto il Covid-19 ha dichiarato che tra i fattori di rischio che hanno agevolato l’infezione ha giocato un ruolo determinante l’aver frequentato la scuola nella settimana precedente (56,8% di prevalenze).

Nonostante sia stata una misura di grande importanza per la salute pubblica, la chiusura delle scuole e l’attivazione della Dad non ha suscitato solo opinioni positive. Tra i principali risultati dell’indagine condotta dall'Istat emerge che la didattica a distanza non ha riscontrato successo nella maggior parte dei soggetti rispondenti (il 67,7% ha preferito la didattica in presenza, il 20,4% ha ritenuto sovrapponibili le due tipologie di didattica e solo l’11,9% ha considerato migliore la Dad), con le ragazze che hanno dichiarato più frequentemente di preferire la didattica in presenza (69,5%) rispetto ai compagni (66,1%).

È stato un periodo sofferto soprattutto per le limitazioni vissute. L'Istat ha rilevato infatti che solo il 2,5% di adolescenti di origine italiana e il 6,6% di origine straniera hanno dichiarato di non aver sentito la mancanza di alcunché. Il resto dei soggetti intervistati ha indicato i viaggi come attività che è mancata di più (51%), seguiti dalla libertà di uscire (49%), dalla partecipazione a feste, cene e aperitivi (48%), soprattutto al campione italiano (48,9%) rispetto a quello straniero (37,3%).

Il forzato utilizzo della tecnologia, in ambiti che ne erano piuttosto svincolati, come quello della didattica, ha messo in luce anche problemi legati alla possibilità di accesso ai dispositivi e alle strumentazioni necessarie, evidenziando il peso di un gap socio-economico rispetto all’accesso. Si è riscontrato infatti che sui risultati abbiano pesato diversi fattori, tra cui la facilità di accesso a internet, che non si è rivelata uguale per tutta la popolazione: l’80% di rispondenti di origine italiana ha potuto seguire le lezioni in Dad con continuità sin dal principio, mentre tra le persone con background migratorio la facilità di accesso è scesa al 71,4%.

Il rendimento scolastico

Altra dimensione che può aver subìto l’impatto del nuovo assetto educativo temporaneo è stato il rendimento scolastico. La sfida della didattica a distanza ha infatti provocato profonde trasformazioni, tuttavia le ricerche in oggetto hanno mostrato che non tutta la popolazione intervistata ritiene che la Dad abbia impattato sensibilmente sul rendimento scolastico.

Lo studio Istat ha rilevato che una buona quota di rispondenti, 46,7% di origine italiana e il 37,7% straniera, pensa che la Dad non abbia influenzato i voti, mentre una percentuale inferiore sostiene che abbia provocato un abbassamento dei risultati nell’anno 2020/2021, opinione che risulta prevalente soprattutto tra soggetti stranieri (34,2% a fronte del 25,7% di quelli italiani), con una differenza di 9 punti percentuali.

Anche l’indagine Edit 2022 non ha evidenziato sostanziali trasformazioni, con il 79,4% del campione che ha considerato il proprio rendimento come abbastanza buono e così così, dato che si è mantenuto stabile rispetto all’edizione Edit del 2018.

Hanno attraversato invece un miglioramento i risultati estremi, con il 14,7% della popolazione adolescente intervistata che ha dichiarato di avere un rendimento scolastico molto buono (a fronte del 12,3% del 2018), mentre la percentuale di chi ha ritenuto di avere un rendimento pessimo è scesa dal 2,3% del 2018 all’1,5% del 2022, con una prevalenza di ragazzi (M: 2,1%; F: 0,9%). A conferma di ciò sappiamo essere diminuita dal 18% del 2018 al 12,1% del 2022 la percentuale di studenti e studentesse che hanno dichiarano di aver ripetuto almeno un anno scolastico.

Utilizzo ricreativo dei dispositivi e relazioni sociali

La Dad e le condizioni di chiusura disposte dai dpcm emessi a partire da marzo 2020 hanno modificato le abitudini sull’utilizzo della tecnologia, intensificando il ricordo ai dispositivi elettronici, che sono diventati non solo strumento per la formazione e l'insegnamento, ma anche luogo privilegiato per le relazioni e strumento fondamentale anche per la dimensione ricreativa e di intrattenimento quotidiano.

L’indagine Istat 2021 evidenzia che il calo delle relazioni dirette, fisiche, è stata compensata da un sensibile aumento dei contatti virtuali, che sono avvenuti tramite chat, videochiamate e social network, il cui utilizzo ha riguardato il 69,9% di adolescenti di origine italiana e il 64,1% di origine straniera.

L’indagine Edit ha altresì rilevato che il periodo pandemico ha indotto la popolazione adolescente toscana ad una maggiore assuefazione dall’utilizzo di smartphone e PC. Si è visto infatti che rispetto al 2018 è in aumento la percentuale di studenti e studentesse che utilizza lo smartphone (+3,5 punti percentuali) per più di 5 ore al giorno, con un potenziale incremento dei soggetti a rischio. Fra le/i giovani che possiedono dispositivi informatici, lo smartphone è al primo posto per quantità di utilizzo in termini di ore/die con oltre il 37% di rispondenti che supera l’utilizzo quotidiano di 5 ore. Si evidenzia inoltre che sono principalmente le ragazze a farne un uso intensivo (più di 5 ore al giorno) rispetto ai coetanei (F: 46%; M: 29%).

Si tratta di un dato allarmante in quanto l’utilizzo non consapevole o troppo prolungato di strumenti tecnologici rappresenta effettivamente un rischio di sviluppare una dipendenza per le generazioni più giovani ed è stata individuata una correlazione tra l’utilizzo dei dispositivi e l’insorgenza di stati di ansia sociale e stress depressivo.

Inoltre, in linea con i dati Istat, l’indagine Edit ha mostrato che il 30,4% di rispondenti ha dichiarato di utilizzare i dispositivi soprattutto per accedere ai social network, mentre il 25% per scopi ricreativi, come guardare film, serie TV o ascoltare musica. Si tratta perciò di una predilezione per le attività di intrattenimento, considerando anche che l’utilizzo a scopo informativo (es. lettura di quotidiani online) ha interessato solamente l’1,5% delle risposte.

Relativamente alle relazioni amicali e scolastiche, l'Istat aveva già messo in luce nel 2015 che i ragazzi e le ragazze di origine straniera frequentavano meno gli amici e le amiche fuori dall’orario scolastico rispetto a quanto avvenisse per i compagni e alle compagne di origine italiana (17,3% non vede mai il gruppo di pari fuori scuola a fronte del 5,8% di italiani/italiane). Dopo l’inizio del periodo pandemico la frequentazione con gli amici e le amiche ha visto un drastico calo, con solo il 50,9% di soggetti italiani e il 46,2% di soggetti stranieri che incontrano il gruppo di pari fuori dall’orario scolastico.

Possiamo ipotizzare che sia dovuto anche a questa dimensione relazionale che la popolazione di origine straniera vedesse meno differenza tra la Dad e la didattica in presenza. Tuttavia sembrano essere mancati i momenti di condivisione, in particolare le gite scolastiche (55,4%), la ricreazione (20%) e i lavori di gruppo (13,1%).

Anche il questionario Edit  ha dato spazio alla sfera amicale e sociale rilevando che nel 2022 il 46,5% della popolazione adolescente ha ritenuto che i propri rapporti con i coetanei e le coetanee fossero abbastanza buoni, mentre il 38,5% molto buoni (M: 45,2%; F: 31,3%). Questo dato è risultato in diminuzione rispetto alla rilevazione precedente, in particolare nel genere femminile dove la quota di relazioni molto buone con il gruppo di pari diminuisce di 5,7 punti percentuali. Queste trasformazioni sono imputabili a un’evoluzione molto dinamica delle tecnologie e dell’introduzione di nuove modalità di interazione del mondo digitale, esponendo potenzialmente un maggior numero di soggetti a comportamenti a rischio per la propria salute. Il periodo pandemico ha generato le condizioni per sfruttare le possibilità che la tecnologia offre, generando nuovi sistemi di apprendimento.

Lo sport

Altre dimensione indagata da entrambe le indagini è stata la pratica sportiva, che ha visto la netta trasformazione delle abitudini giovanili. Da anni l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) denuncia che l’attività fisica non è sufficientemente praticata, sia nella popolazione adulta che in quella adolescente, e nel 2018 ha redatto il Piano d'azione globale sull'attività fisica 2018-2030, in cui è stato definito l'obiettivo di ridurre l'inattività fisica del 15% entro il 2030, individuando 20 azioni politiche e interventi per promuovere l'attività fisica.

L'Istat ha messo in luce che sia mancata soprattutto alla popolazione di origine italiana, con una percentuale pari al 42,9% a fronte del 35,7% di quella straniera, ipotizzando che la differenza fosse attribuibile al fatto che la componente straniera pratica sport con meno frequenza.

L’indagine Edit ha previsto all’interno del questionario 2022 un focus dedicato proprio ai cambiamenti intervenuti sulle abitudini sportive a causa delle restrizioni dovute alla presenza del Covid-19. È emerso che il 78,4% del campione praticava attività sportiva prima dell’avvento della pandemia da Covid-19 (M: 81,8%; F: 74,9%). Dall’inizio del periodo pandemico 4 adolescenti su 10 hanno modificato le proprie abitudini, con il 27,2% del campione che ha smesso di praticare attività sportiva e l’11,8% che ha iniziato. Una porzione del campione invece non ha cambiato abitudini: il 46,7% ha continuato a praticare sport, mentre il 14,4% ha continuato a non svolgere alcuna attività. Perciò durante la pandemia 6 adolescenti su 10 hanno praticato sport, con una marcata differenza tra i sessi (M: 66%; F: 50,3%). Tra loro il 34,9% ha praticato sport in autonomia (il 22,3% fuori casa e il 12,6% in casa), modalità preferita dalle ragazze (F: 39,7%; M: 31,4%), mentre la maggior parte ha preferito le attività fuori casa in gruppo (54,2%), soprattutto i ragazzi (M: 59,7%; F: 46,4%).

Sono stati indagati i motivi che hanno spinto coloro che hanno sospeso gli sport dopo l’inizio della pandemia a interromperli ed è emerso che la causa principale è stata la chiusura temporanea o definitiva delle strutture dove praticavano attività sportiva (52,8%), seguita dalla demotivazione provocata dalle interruzioni (30,6%), dall’aver trovato interessi non legati allo sport o all'attività fisica (17,4%), dalla paura di contrarre il virus Sars-Cov2 (12,3%) o per averlo preso (6,3%); infine per cause economiche (5%).

Inoltre è emerso che al momento della rilevazione il 24,3% del campione ha praticato attività fisica [nel questionario EDIT 2022 per “attività fisica” si intende sport o altre forme di movimento fisico, come andare in bicicletta, camminare di buon passo, correre, che fa aumentare il battito del cuore e può lasciarti senza fiato] almeno un’ora al giorno per 5-7 giorni alla settimana e il 16,6% per 4 giorni, mentre il 12,6% dei soggetti intervistati si dichiara inattivo. Tuttavia l’attività fisica ad alta frequenza non ha registrato un calo rispetto al 2018 (19,9% di attivi per 5-7 giorni alla settimana), bensì un aumento. Rispetto alla pratica sportiva è emerso che il 76,1% del campione toscano ha svolto almeno uno sport nei 12 mesi precedenti alla somministrazione del questionario (M: 82,1%; F: 69,6%), trend che ha registrato un’inflessione di circa 4 punti percentuale dal 2018. Si può immaginare che questo risultato, al contrario dell’attività fisica, sia una conseguenza del periodo pandemico.

La paura del Covid-19

Un ultimo aspetto indagato da entrambe le indagini riguarda la paura della malattia da Covid-19. L’indagine Istat nel 2021, in pieno periodo pandemico, ha rilevato che il 57% della popolazione adolescente italiana si è detto preoccupato per la pandemia, con il 28,1% ha selezionato l’affermazione “Il futuro mi spaventa” come la più aderente alla propria percezione (rispetto a “Il futuro mi affascina” e “Non penso al futuro”). Questa tensione nei confronti dell’emergenza sanitaria è stata rilevata anche dal livello di adesione alle misure di protezione, infatti il 91,8% del totale di rispondenti ha ritenuto utile il rispetto delle regole (distanziamento, uso della mascherina, lavaggio delle mani, etc.) per contrastare la diffusione del Coronavirus.

La rilevazione Edit 2022 ha proposto la scala “Fear of Covid”, un indice formato dal posizionamento dei ragazzi e delle ragazze su alcune affermazioni che connotavano il sentimento di ansia, stress, agitazione relativamente al Covid 19. Il risultato ha restituito una maggiore preoccupazione femminile toscana, più sensibile alle conseguenze provocate dall’infezione rispetto ai compagni: il 20% delle ragazze ha raggiunto un punteggio che identifica la presenza di una paura percepita del Covid, a fronte di circa il 10% maschile. Sappiamo inoltre che la percezione femminile è stata concentrata anche alla paura di un nuovo lockdown (F: 65%; M: 35%).


A cura di:
E. Andreoni, F. Voller - Agenzia regionale di sanità della Toscana